TL;DR
- Sulle domande di categoria, le AI citano soprattutto directory, classifiche e confronti. I siti delle aziende vengono aperti molto meno.
- Si parte da 20-50 domande di chi sta scegliendo un fornitore e da un gruppo fisso di concorrenti.
- Le fasi sono cinque: visibilità per motore, mappa delle fonti, pagine da cui manchi, obiezioni ricorrenti, schede nelle directory.
- Il piano di 90 giorni lavora su tre fronti: schede da sistemare, pagine in cui farsi citare, obiezioni da correggere alla fonte.
- Al giorno 90 si rifà la misura con gli stessi parametri. Senza questo passaggio non sai cosa ha funzionato.
Perché partire da fuori dal sito
Quando qualcuno chiede a un’AI “qual è il miglior fornitore di…”, il motore non apre i siti delle aziende uno per uno. Scompone la domanda in tante ricerche più piccole e va a pescare in un gruppo di fonti piuttosto ristretto, sempre quelle.
L’ho visto bene sul nostro caso. Quando abbiamo fatto la GEO Audit su Trasparenze, sulle domande di categoria la fonte più citata era una directory di agenzie: compariva in 8 risposte su 27. Il nostro sito? Veniva letto solo da chi ci cercava già per nome.
Il lavoro sul sito serve comunque, e ne abbiamo parlato nella guida alla GEO. Ma un sito perfetto che nessun motore apre resta invisibile.
Prima dell’audit: domande, concorrenti e strumenti
Scegli le domande giuste
Conviene partire dalle domande di fondo funnel, cioè quelle che una persona fa quando ha già deciso di comprare e sta scegliendo da chi. Sono le più vicine a una richiesta di preventivo.
Il metodo più rapido: prendi le parole chiave per cui vorresti comparire a tutti i costi e trasformale in domande come le farebbe un cliente. Se vendi un gestionale, “software gestione magazzino” diventa “Qual è il miglior software di gestione magazzino per un’azienda di distribuzione con 20 dipendenti?”.
Ne bastano 20-50, a seconda di quanti servizi e tipi di cliente hai. Non cercare la domanda perfetta, non esiste. Basta avvicinarsi a come parla chi ti compra.
Un consiglio che vale più di qualsiasi strumento: chiedi al commerciale. Le parole che i clienti usano al telefono sono quasi sempre diverse da quelle del tuo sito, e sono quelle che finiscono nelle domande alle AI.
Fissa i concorrenti
Scegline 4-6 e non cambiarli fino alla fine. Sapere che compari nel 10% delle risposte dice poco. Sapere che il tuo concorrente principale compare nel 60% dice molto.
Decidi come raccogliere le risposte
Ci sono strumenti che interrogano i motori ogni giorno e salvano risposte e fonti, come Peec AI o i moduli di AI visibility delle suite SEO più diffuse. Si può anche partire a mano, se lo si fa con ordine.
Due regole valgono in ogni caso.
La prima è lavorare in sessione pulita, senza account, cronologia e memoria. Lo dico per esperienza: dai nostri account, su una domanda, risultavamo primi. In sessione pulita non comparivamo proprio.
La seconda è dare tempo ai dati. Se usi uno strumento, lascialo girare almeno due settimane prima di trarre conclusioni, perché le risposte cambiano da un giorno all’altro.
Raccolta e incroci si possono automatizzare in buona parte, anche con l’AI. Le decisioni no: stabilire cos’è un errore, quale fonte conta e da dove partire resta un lavoro da persone.

Fase 1: visibilità e quota di voce, motore per motore
La prima fase è una fotografia. Su quante domande compari, su quale motore, e con quale quota di voce, cioè quante volte vieni nominato rispetto ai concorrenti.
Tieni fuori dal conto le domande che contengono il tuo nome, perché gonfiano tutto. Nel nostro caso, quando ci cercavano per nome eravamo presenti in 17 risposte su 18. Sulle altre domande, in 0 su 72. Il numero che conta è il secondo.
Poi guarda i dati motore per motore. Ognuno ha le sue abitudini, e dove sei debole ti dice già su cosa lavorare.
Sei debole su… | Causa probabile | Chi interviene |
|---|---|---|
Solo AI Overviews e AI Mode di Google | Posizionamento: Google cita soprattutto ciò che è già nei primi risultati | SEO |
Solo ChatGPT | Entità poco chiara e poche menzioni sul web | Azienda (schede) e agenzia |
Solo Perplexity | Fonti e freschezza: preferisce contenuti recenti, directory e discussioni | Relazioni con testate e community |
Un tema, su tutti i motori | Manca un contenuto su quel tema | Contenuti |

Fase 2: le fonti che le AI citano
I motori tornano spesso sulle stesse fonti. Trovarle significa capire dove si decide, di fatto, chi è “il migliore” nella tua categoria.
Si parte dall’elenco dei domini più citati (una quarantina bastano), poi si scende alle singole pagine. Vale la pena segnarsi anche le ricerche che i motori fanno dietro le quinte quando scompongono la domanda: dicono cosa vogliono sapere, e sono ottimi spunti per i contenuti.
Ogni fonte va poi messa in una famiglia: il tuo sito, il sito di un concorrente, directory e recensioni, testate, community, partner, analisti. Fallo a mano, almeno una volta. Gli strumenti sbagliano la categoria più spesso di quanto si pensi.
Due cose a cui faccio sempre attenzione:
- i concorrenti il cui sito viene citato spesso. Quasi sempre hanno pagine di confronto o “alternative a…” che i motori usano come riferimento per tutta la categoria, e spesso è proprio questo a spiegare il vantaggio del leader;
- le 20-30 pagine più citate. Di ognuna guardo il formato, la data di pubblicazione o di aggiornamento e se ci siamo o no.
Alla fine hai una mappa: quali fonti contano, quali formati vengono citati e dove i tuoi contenuti mancano.
Fase 3: le pagine dove mancano solo i tuoi
Pubblicare classifiche e confronti sul tuo sito aiuta. Ma pesa molto di più comparire in quelli scritti da altri.
Qui si cercano le pagine citate dai motori (liste, confronti, pagine “alternative a…”, schede, discussioni) in cui compaiono almeno due concorrenti e tu no. Le ordini per numero di citazioni e le dividi in tre fasce:
- fascia 1, da 25 citazioni in su: si parte da qui;
- fascia 2, da 5 a 24;
- fascia 3, sotto le 5.
Le pagine scritte da un concorrente si segnano come “da non contattare”. Il suo articolo “noi contro loro” non aggiungerà mai il tuo nome, inutile provarci.
Ne esce una lista di pagine da contattare, già in ordine di priorità. Per darti un’idea delle proporzioni: incrociando i siti che parlano dei nostri concorrenti e non di noi, siamo partiti da 2.936 domini e siamo arrivati a 112 opportunità vere. Di queste, 20 ad alta priorità.

Fase 4: obiezioni e sentiment
Le AI tendono a ripetere le stesse critiche su un brand: costa troppo, si integra con poco, è difficile da usare, l’assistenza è lenta. Spesso dietro c’è una pagina precisa. E se la trovi, a volte risolvi in un pomeriggio: un’obiezione che nasce da un vecchio listino ancora online si corregge aggiornando quel listino.
Per ogni obiezione si cerca la fonte da cui il motore la prende. Poi, prima di considerarla superata, si leggono le recensioni vere. Se i clienti se ne lamentano ancora, l’obiezione è fondata anche se nel frattempo il problema l’avete risolto: semplicemente, il racconto pubblico è rimasto indietro rispetto all’azienda.
A quel punto le obiezioni si dividono in tre gruppi.
Stato | Cosa significa | Cosa fare |
|---|---|---|
Superata | La fonte è vecchia o sbagliata | Correggere la fonte |
Racconto del concorrente | Nasce da un confronto scritto da altri | Pubblicare un contenuto che risponde |
Vera | I clienti la confermano | Più trasparenza e lavoro sul prodotto o sul servizio |
Non tutto quello che emerge qui è una critica. Nel nostro audit l’errore più serio non era un’obiezione: su una domanda Perplexity ci metteva tra i consulenti finanziari, perché la parola “trasparenza” spingeva il modello verso la finanza. Un errore così non lo trovi se non lo cerchi.

Fase 5: directory e coerenza dell’entità
Directory, siti di recensioni e profili social sono tra le fonti che le AI consultano di più. Una scheda mai rivendicata o ferma a tre anni fa è una delle ragioni più comuni per cui un’AI descrive male un’azienda.
L’elenco delle schede da controllare non si inventa: si parte dalle directory e dai siti di recensioni emersi nella fase 2, quelli che i motori citano davvero. Poi si aggiungono le directory di settore e le piattaforme di base, come LinkedIn e YouTube.
Un trucco utile è confrontare i siti che linkano te con quelli che linkano i concorrenti. Una directory che li cita tutti tranne te, quasi sempre, è una scheda che manca.
Di ogni scheda si annotano nome, descrizione, categoria, prezzi, numero di recensioni, voto, data dell’ultima recensione e se è stata rivendicata. Poi si confronta tutto con i dati ufficiali dell’azienda. Se una scheda riporta un numero che non avete mai dichiarato, va segnalato a parte.
Ogni scheda finisce in uno di quattro stati: presente, non trovata, duplicata, da verificare. E quello che non riesci a confermare resta “da verificare”. Meglio un campo vuoto che un dato inventato.
Il risultato è un foglio di lavoro molto concreto, da usare per rivendicare, creare e correggere le schede. È quello che chiamiamo coerenza dell’entità: la stessa azienda, descritta allo stesso modo, dovunque la si incontri. Ne parlo anche nei pilastri della GEO.
Il piano di 90 giorni
L’audit lascia tre liste. Nei tre mesi successivi diventano tre cantieri, che possono procedere in parallelo.
1. Sistemare le schede nelle directory
Dal foglio della fase 5: rivendicare le schede, correggere descrizioni, categorie e prezzi, aprire quelle che mancano. La descrizione dell’azienda deve essere la stessa ovunque, parola per parola se possibile. Ogni variante è un’occasione per confondere il motore.
2. Farsi citare nelle pagine che le AI leggono
Dalla lista della fase 3: prima la fascia 1, poi la 2. In pratica si scrive all’autore dell’articolo o alla redazione, con un motivo concreto per essere aggiunti. Un dato, un caso, un servizio che in quella lista non c’è.
Conta molto la qualità. Un articolo su una testata di settore vale più di dieci directory di poco conto. Noi, per questa parte, ci siamo attivati con un partner esterno all’agenzia specializzato in link editoriali su testate di settore.
3. Correggere le obiezioni alla fonte
Dalla tabella della fase 4. Le obiezioni superate si correggono dove nascono: se la fonte è una directory finisce nel foglio delle schede, se è una pagina del sito si aggiorna la pagina, se è un articolo di altri si chiede un aggiornamento. Per quelle che nascono dai confronti dei concorrenti serve un contenuto che risponda, nel formato che nella fase 2 hai visto funzionare.
Al giorno 90, si rimisura
Si rifà l’audit con gli stessi parametri dell’inizio: stesse domande, stessi motori, stessi concorrenti, stessa durata di raccolta. Se cambi anche solo le domande, il confronto non vale più.
Poi si guardano cinque cose:
- la visibilità sulle domande senza il tuo nome, motore per motore;
- la quota di voce rispetto ai concorrenti;
- quante schede sono state sistemate;
- se l’obiezione principale c’è ancora;
- il traffico che arriva dalle AI, in Google Analytics.

Cosa vale per un’azienda italiana
Questo metodo nasce negli Stati Uniti, nel mondo del software. Funziona anche qui, ma va adattato in alcuni punti.
Le directory sono diverse. Per i servizi B2B si incontrano spesso Sortlist e Clutch, per l’industria cataloghi come Europages e Kompass, per il software G2 e Capterra. Chi lavora anche sul territorio non può trascurare il Profilo dell’attività su Google. In ogni caso, prima di aprire schede ovunque, guarda quali directory i motori citano davvero nella tua categoria.
Le domande vanno fatte in italiano e con le parole dei clienti italiani. Cambiando lingua cambiano le risposte, e cambiano soprattutto le fonti.
Le testate di settore italiane pesano più di quanto si creda. In molte nicchie B2B i motori trovano poche fonti in italiano, e un buon articolo su una rivista di settore può spostare parecchio.
Anche le community sono un’altra cosa. Da noi Reddit conta meno che negli Stati Uniti, mentre contano forum di settore, gruppi e soprattutto i profili LinkedIn delle persone. Ho raccontato perché in LinkedIn e AI search.
Un audit va ripetuto
Le fonti che i motori leggono cambiano, così come i concorrenti che consigliano e le critiche che ripetono. Una fotografia di oggi tra sei mesi vale poco.
Per questo l’audit rende di più come abitudine: si misura, si lavora per 90 giorni, si rimisura. Noi rifaremo il nostro con le stesse 30 domande a marzo 2027, e pubblicheremo i risultati, anche se non saranno belli.
Prima di tutto questo, però, c’è una domanda che nessuno strumento risolve: come vuoi essere descritto? Se la risposta non è chiara in azienda, ogni scheda e ogni articolo racconteranno un’azienda leggermente diversa. È da lì che partiamo con Branding & AI.
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