Come li riconosca, e se li penalizzi, non l’ha detto. Ma per chi fa contenuti e PR il messaggio arriva lo stesso: inventarsi un esperto oggi espone a un rischio e non porta nessun vantaggio. E il primo a pagarlo è il brand, prima ancora del posizionamento.

TL;DR

  • A ottobre 2026 Google ha inserito nelle linee guida sui contenuti utili un invito esplicito a evitare informazioni ingannevoli sugli autori.
  • Non esiste ancora un caso pubblico di un sito penalizzato solo per aver usato autori falsi. Gli smascheramenti sono arrivati dai giornalisti, non dall’algoritmo.
  • Nelle risposte delle AI il nome dell’autore sparisce: un esperto inventato citato da una testata diventa un generico “gli esperti dicono”.
  • La strada che regge nel tempo è la più semplice: persone vere, responsabili di quello che firmano, e una revisione umana documentata.

Di cosa parliamo quando parliamo di autori falsi

Sono scorciatoie per prendere in prestito una credibilità che il contenuto da solo non avrebbe. Autori che non esistono, personaggi con una foto generata al computer, esperti inventati citati nei comunicati stampa per ottenere qualche link. A volte anche nomi e titoli veri, usati senza averne il diritto.

L’idea di fondo è far credere che dietro un testo ci sia qualcuno di autorevole. Qualcuno che, semplicemente, non c’è.

Perché se ne parla adesso

A ottobre 2026 sono successe due cose a pochi giorni di distanza.

Google ha aggiunto alla sua guida sui contenuti “people-first” un paragrafo che chiede ai siti di non usare informazioni ingannevoli sugli autori. Quasi in contemporanea OpenAI ha descritto un’operazione di origine iraniana, chiamata Bogus Bylines: sette giornalisti occidentali inventati che avevano pubblicato quasi 100 articoli in una dozzina di testate.

Probabilmente è una coincidenza. Però rende difficile far finta di niente.

I casi che hanno fatto scuola

Tutto comincia, almeno nella versione moderna, a novembre 2023. Futurism scopre che alcuni recensori di Sports Illustrated, come “Drew Ortiz”, hanno una foto comprata su un sito che vende ritratti generati con l’AI. Da lì i casi si moltiplicano.

Ad aprile 2025 si scopre che Barbara Santini, una delle psicologhe più citate dai media britannici, non esiste. Il dossier di Press Gazette oggi conta oltre 1.000 articoli falsati, molti piazzati apposta per ottenere link da siti autorevoli.

A giugno 2025 la tv pubblica belga VRT NWS racconta che “Sophie Vermeulen” ha firmato 403 articoli per Elle Belgio in un solo anno. Profili simili saltano fuori anche su Marie Claire e Psychologies.

A settembre 2026 tocca a “Dr Eleni Nicolaou”, arteterapeuta e volto di un negozio di quadri da dipingere con i numeri: più di 30 apparizioni, anche su Forbes e Vice, prima che la piattaforma Qwoted cancelli il suo profilo.

Rileggendoli in fila, colpisce una cosa. Questi personaggi non erano pensati per chi legge. Erano pensati per un algoritmo che, si credeva, controllasse chi firma cosa.

Autori falsi: i casi più noti, dal 2023 al 2026

Autori falsi: i casi più noti, dal 2023 al 2026

Cosa ha fatto Google, in concreto

Nel gennaio 2024 il Search Liaison di Google aveva detto chiaramente che la firma dell’autore, da sola, non aiuta una pagina a posizionarsi. E le regole antispam di marzo 2024 colpivano i contenuti prodotti in massa, non le firme.

Le linee guida per i quality rater, cioè le persone che valutano i risultati di ricerca per conto di Google, sono andate più in là. Da gennaio 2025 la sezione 4.5.3 classifica come inganno, meritevole del voto più basso, i profili di autori falsi, le foto generate con l’AI e le competenze dichiarate ma non vere. I rater non decidono il posizionamento, ma indicano cosa i sistemi di Google sono addestrati a riconoscere. Per questo sono un buon metro per rivedere i propri contenuti.

Quest’anno le cose hanno accelerato. A maggio le regole antispam sono state estese ad AI Overviews e AI Mode. Ad agosto la parte sull’abuso della reputazione del sito è stata riscritta attorno a quattro fattori, uno dei quali è proprio l’autorialità dichiarata o implicita. Dopo un confronto con la Commissione europea, però, queste azioni manuali non incidono più sul posizionamento per gli utenti dello Spazio economico europeo, quindi anche per l’Italia.

Cosa non sappiamo ancora

Come Google riconoscerebbe un profilo inventato, non è chiaro. La fuga di documenti interni del 2024 mostrava alcuni campi dedicati agli autori, ma non dice quanto contino. Per ora, a quanto si vede, gli autori falsi vengono colpiti solo di riflesso: quando fanno parte di contenuti prodotti in serie o di un abuso della reputazione del sito.

Anche i tempi sono meno leggibili. Lo spam update di settembre 2026 è durato 13 giorni e 16 ore, contro i uno o due giorni abituali. A ottobre i consulenti hanno segnalato più azioni manuali, soprattutto per contenuti scarsi o prodotti in serie. Nessuna, finora, documentata come sanzione per autori falsi.

Le parole di Google, insomma, sono cambiate. Cosa succederà in pratica lo vedremo nei prossimi mesi.

Con le AI il problema peggiora

Qui c’è la parte che mi preoccupa di più. Nelle risposte delle AI la firma sparisce. Un esperto inventato citato da un quotidiano nazionale diventa “secondo gli esperti” in una risposta di sintesi: porta con sé l’autorevolezza della testata, senza un nome da verificare. E le AI tendono già a preferire le fonti esterne, come i giornali, rispetto ai siti dei brand. È proprio lì che questi personaggi venivano piazzati.

Il controllo sulle fonti è debole. La Washington University di St. Louis ha verificato 98.020 affermazioni contenute negli AI Overviews: l’11% non era sostenuto, o era contraddetto, dalle pagine citate. E siccome le AI cercano le informazioni nel momento della domanda, una discussione su Reddit può diventare un fatto nel giro di pochi giorni. Una citazione di un esperto inventato può fare la stessa strada.

Cosa fare, in pratica

Più che costruire un’aria di autorevolezza, conviene metterci la faccia. In concreto vuol dire poche cose.

Se un contenuto l’ha scritto il team e non una persona sola, firmalo come redazione. Un autore di fantasia non serve a nessuno.

Se usi l’AI per scrivere, indica una persona vera che ha rivisto il testo, con il suo nome e le sue competenze, e tieni traccia di cosa ha controllato.

Nelle PR, proponi ai giornalisti solo persone che rispondono al telefono e che si possono verificare, per esempio su LinkedIn o nella pagina del team.

E dai un’occhiata alle vecchie pagine autore del sito: foto di repertorio, biografie generiche, titoli senza fonte. Meglio sistemarle prima che lo noti qualcun altro.

Poi c’è la questione di brand, che per noi è la più importante. Un brand credibile ha delle facce: le persone che ci lavorano, con la loro esperienza vera. È lo stesso principio per cui le AI citano sempre più spesso i profili delle persone rispetto alle pagine aziendali, come abbiamo visto nell’analisi su LinkedIn e AI search. Costruire questa voce è un lavoro di posizionamento, prima che di SEO: è quello che facciamo con Branding & AI.

Persone vere contro personaggi inventati: cosa regge nel tempo

Persone vere contro personaggi inventati: cosa regge nel tempo

La mia previsione è prudente. Google probabilmente continuerà a stringere le parole delle linee guida più che lanciare un sistema dedicato a scovare gli autori falsi. Il rischio vero, oggi, è reputazionale: un esperto inventato smascherato può danneggiare per anni il brand che lo ha usato. Vale la pena fare il controllo adesso.

Vuoi sapere come le AI raccontano la tua azienda, e su quali fonti si basano? Con la GEO Audit leggiamo le risposte di ChatGPT, Google AI Mode, Gemini, Perplexity, Claude e Copilot e ti diciamo, riga per riga, cosa dicono del tuo brand e da dove partire.

Fonti

  • Google Adds Fake Author Warning To Helpful Content Guidance, Search Engine Journal, October 2026
  • Iran-linked actors used US AI for fake journalism, Iran International, October 2026
  • Google’s September spam update ends after 13 days as manual actions rise, PPC Land, October 2026
  • Prominent art therapist quoted by Vice, Forbes and others is AI-generated, Press Gazette, September 2026
  • Spam policies for Google web search, Google Search Central, August 2026
  • Measuring Google AI Overviews, Washington University in St. Louis, May 2026
  • Press Gazette Reality Wars investigation recognised by Paul Foot Awards, Press Gazette, April 2026